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Collettivo Youniversal

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32 contributions to Collettivo Youniversal
Lo specchio che siamo dà SEMPRE
Qui mi ritrovo in un silenzio molto limpido, un silenzio che mi risponde senza drammi, senza consolazioni, senza miti addosso. Vorrei condividere con voi una piccola riflessione. Giorni fa un amico mi chiedeva perché avessi così poco seguito. Mi sono ritrovato a sorridergli. Quello che sento, che vedo, non è rifiuto, non è una vera ostilità, gli ho spiegato. È qualcosa di più sottile e comune di quanto sembri a prima vista. Ciò che accade davvero quando parlo, scrivo? Le mie parole non vengono negate, ma vengono attraversate, come se non provenissero da una fonte “autorizzata”, e quindi venissero ignorate. Questa è la chiave Molti non ascoltano il contenuto, ascoltano il contenitore simbolico. Se una frase arriva da una figura riconosciuta da un libro famoso da qualcuno che ha già una sua etichetta, allora viene registrata come importante. Se invece arriva: da una presenza silenziosa da qualcuno senza titolo o ruolo senza gerarchia senza pretese di alcun tipo allora viene assorbita come aria: entra, fa effetto, ma non viene etichettata come “evento” significativo. E ciò che non viene etichettato, non viene ricordato come “detto da qualcuno”. Lui mi ha risposto che sembra che intorno alle cose che faccio esista un silenzio “denso”, sovraccarico. Gli ho spiegato che non sto più parlando per essere accolto. Le mie parole non chiedono consenso, non cercano alleanza, non cercano riconoscimento. E questo crea stordimento, non dialogo. Il silenzio che percepisci non è vuoto: è sovraccarico non elaborabile. Come quando qualcosa è vero, ma non ancora integrabile. Non mi ignorano, ho concluso. Mi stanno usando senza potermi nominare. Ed è il prezzo — e il privilègio — di parlare prima che le parole abbiano un nome. Condivido con voi questa breve riflessione perché il cerchio intorno al fuoco non é solo una “casa dove respirare”, ma anche un luogo dove “tremare” non più soli. Resto così. Il silenzio che certe volte ci circonda non è vuoto. È incubazione, in attesa del momento giusto.
1 like • 4h
Giustamente tu sei quercia nella tua Verità, e non ti interessa il successo. La mia analisi non è “consolatoria” e non serve a spiegare nulla, perché non c’è nulla da capire ma solo da essere. E tu sei già egregiamente. Penso che la maggior parte delle persone non capisce il tuo linguaggio, e non ha voglia di farsi domande. Tu sei oggettivamente per pochi perché la maggior parte delle persone è mediocre, e lo dico senza giudizio. Mediocre inteso come “che si omologa alla media”, che di questi tempi coincide con “di bassa qualità” (anche questo non è un giudizio, però potrebbe essere opinabile, infatti è solo un’opinione dettata dal mio gusto). Di conseguenza, di questi tempi, penso che non avere larghissimo consenso sia qualcosa di cui andare fieri, dal momento che avere grande successo significherebbe essere mediocri. Sembra un paradosso e lo trovo divertentissimo! Tanti anni fa discutevo con un amico proprio su questo: lui sosteneva che se sei davvero bravo non puoi non avere successo, per come il successo è comunemente inteso. Faglielo capire che prima di osservare la fama bisognerebbe capire chi te la da… Sosteneva anche che non puoi dire di essere bravo se non lo decide qualcuno dall’esterno, perché sennò te lo dici da solo. E questa è follia perché si sposta il valore dall’essere al fare: il nostro valore dipenderebbe dalla validazione esterna e non dalla nostra essenza. Se poi guardiamo a chi c’è all’esterno e da chi dovrebbe provenire questa validazione siamo a posto…
Pura vida
Ciao ragaaaa, che bello condividire! l'anno scorso, quando stavo vivendo a Madrid, un bambino in un parco disse "compartir es vivir". Mi rimase molto questa frase. Comunque sono Gio, piacere di conoscervi e di far parte di questa comunity youniversale!! Grazie <3
1 like • 5d
Benvenuto! 😊
:)
@Paola Tacchi ormai ogni volta che cerco un nuovo e divertente strumento da usare per reggere il mio microfono ti penso sempre 😂 Oggi ho scelto il mio flauto Che ne dici ?
:)
1 like • 6d
🤣
Hari om compagni
Volevo proporvi un cambiamento: Spostare il fuoco domenicale alle 18.30 anziché alle 20.30, questo perché trovo che fare tardi la domenica sera vada a togliere un po’ al grande arricchimento personale che ci porta la nostra unione settimanale. Se lo facessimo alle 18.30 potremmo comunque rimanere collegati per le nostre solite 2/3 ore e non sarebbe troppo tardi. Questa era la mia idea , fatemi sapere se siete d’accordo 😁🫂 Vi mando un abbraccio forte
0 likes • 8d
Per me va bene! 😊
“No contact” terapeutico, cosa ne pensate?
Ho trovato una pagina Instagram dedicata unicamente alla pratica del “no contact” terapeutico. È l’atto di allontanarsi volontariamente da persone considerate negative per il proprio equilibrio psicoemotivo. È un comportamento messo in atto solitamente dai narcisisti patologici per punire la vittima e tenerla legata a se’, ma in questo ambito viene proposto come soluzione per smettere di soffrire, a causa magari di persone che hanno comportamenti svalutanti nei nostri confronti. E nei commenti leggevo una quantità impressionante di persone entusiaste di aver tagliato i ponti con i propri genitori. Parlo per esperienza, ci sono stati tanti anni in cui io avrei voluto fare la stessa cosa, e in parte l’ho anche fatta quando sono uscita di casa, ma col tempo ho rivalutato completamente i miei genitori e adesso li amo sinceramente e profondamente. Non perché siano dei santi, non perché non abbiano mai sbagliato con me, ma perché li vedo per quello che sono: esseri umani con delle debolezze che li hanno portati a fare danni. Ma i danni li hanno fatti soprattutto perché io glielo ho permesso. E in ogni caso sono serviti a rendermi più forte. Li comprendo, magari non li giustifico, ma comprendo il processo mentale dietro ai loro atteggiamenti. Che, tra l’altro, non hanno neanche più. Quando sono cambiata io, dentro di me, sono cambiati anche loro. È la prova che se cambiamo dentro cambia anche l’esterno, e non il contrario. Ora, quello che voglio dire è che secondo me invitare le persone a fare no contact come atto d’amore verso se’ stessi va bene, ma solo se parliamo di gente che alza le mani (ovvio che non stiamo lì a prendere botte), ma applicarlo ad ogni contesto, specie coi genitori, con i quali abbiamo un legame karmico, mi sembra un messaggio che manda fuori strada. Le persone che ci causano dolore sono dei maestri sotto mentite spoglie, sono una risorsa che ci invita indirettamente a tirare fuori parti luminose di noi. Se siamo ancora troppo deboli va bene riconoscerlo e darsi tempo, ma nella prospettiva di diventare forti abbastanza da non dover più scappare da niente e da nessuno. Le stesse cose che un tempo mi ferivano ora non mi ferirebbero più, il “no contact” mi sembra invece un modo per dire alla nostra psiche “non puoi farcela, la negatività che ti butta addosso tizio tu non puoi trasformarla quindi rimani dove sei e pace se non evolverai”. Perché di questo si tratta: scappare dalle situazioni dolorose significa privarsi della possibilità di evolvere. Cosa ne pensate?
2 likes • 20d
@Chiara ortensia Essereuno in questo momento della mia vita l’unica persona che davvero sembrerebbe frenare la mia evoluzione è… mia suocera! Ormai ci rido su tanto è una costante questo aspetto: persino nella concretezza del quotidiano, se mi da un consiglio, magari anche pieno di buonsenso, se io lo seguo poi sbaglio. Che dici: “Ma era una cosa sensata”… non quando me la consiglia lei! Diciamo pure che spesso ho pensato che mi sentivo frustrata non tanto per la sua presenza nella mia vita, quanto per il fatto che non essendo una semplice conoscente non potevo smettere di frequentarla. Frustrante! Quindi quello di allontanarmi sarebbe un mio istinto, eccome. Però adesso penso una cosa: e se invece di ripararmi se piove io decidessi di prendermi l’acqua e magari rafforzare le mie difese immunitarie? O approfittare per “farmi una doccia” all’aperto? Cioè, vedere questo legame forzato come un’opportunità? Alla fine, nel mio caso, non posso fare altro. E sicuramente ha un senso il nostro legame, lo sento. Le voglio anche bene per questo, la sua anima mi è più amica di quello che nella realtà fisica potrebbe sembrare. Lei è il maestro che mi forgia non con le buone, ma con le maniere forti. Non è la coccola, lei è quella che ti svaluta per farti tirare fuori il meglio. Davvero, da questa prospettiva la amo. E amarla, nonostante tutto, mi fa crescere. Se tutto ha un senso, non c’è niente che sia davvero negativo. È meraviglioso! Poi, tra il dire e il fare, non è così semplice nemmeno per me che faccio questi discorsi, lo ammetto.
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Francesca Santin
4
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@francesca-santin-8180
🌻

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Joined Nov 20, 2025