La guerra all’Islam non si vince con gli slogan
Assalam aleykum cari, guardate cosa sta succedendo in Sudan.E guardate cosa succede in Palestina, in Yemen, in Kashmir, in Siria. La Ummah soffre ovunque. Ma fermiamoci un attimo:che cosa stiamo facendo noi, davvero? Condividere post.Scrivere commenti indignati.Arrabbiarci per 10 minuti. Poi tutto torna normale. Questo non è aiutare la Ummah.È solo sfogare la frustrazione. La verità scomoda Oggi i musulmani nel mondo sono inermi perché sono deboli. Non deboli nel numero.Deboli nella struttura. Abbiamo: - pochi scienziati - pochi ingegneri - pochi medici - poche imprese forti - poche istituzioni serie - quasi nessuna infrastruttura indipendente Il mondo che ci schiaccia è organizzato.Noi siamo emotivi. Il mondo pianifica.Noi reagiamo. Il mondo costruisce potere.Noi costruiamo solo indignazione. Allah ﷻ non ci ha chiesto di essere vittime Ci ha chiesto di essere una Ummah forte. “Preparate contro di loro tutta la forza che potete…” (Corano 8:60) Questa forza oggi non è fatta solo di armi.È fatta di: - conoscenza - tecnologia - economia - organizzazione - disciplina - leadership Senza queste cose, anche la fede più sincera resta impotente. Il Sudan non ha bisogno delle nostre lacrime Ha bisogno che, tra 20 anni, esistano: - medici musulmani che possano curare - ingegneri musulmani che possano ricostruire - imprenditori musulmani che possano finanziare - media musulmani che possano raccontare la verità - istituzioni musulmane che possano difendere Questo non si crea con un post. Si crea con una generazione che studia, lavora, si organizza e smette di vivere alla giornata. La vera jihad oggi È formare una Ummah: - istruita - competente - disciplinata - economicamente indipendente - mentalmente forte Se restiamo emotivi e disorganizzati, continueremo a piangere tragedie che non possiamo fermare. Se iniziamo a costruire, un giorno potremo. La Ummah non si salva con le parole. Si salva con persone che diventano utili.