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Il conto che nessuno ti ha mai fatto: 12.000€ NETTI in più senza un paziente nuovo
Prendi l'agenda del mese scorso. Non serve altro. La maggior parte dei titolari che sento vuole "più pazienti". Poi guardiamo i numeri insieme e scopriamo che i soldi erano già dentro il centro: nelle stanze mezze vuote, nelle tariffe ferme da tre anni, nei pazienti che sparivano dopo la terza seduta. Ecco tre conti da fare in due minuti. 1. La tariffa media Se il tuo centro eroga 200 prestazioni al mese e alzi la tariffa media di 5 €: → +1.000 € al mese = +12.000 € l'anno DI MARGINE. Su 600 prestazioni con +10 €: +6.000 € al mese = +72.000 € l'anno DI MARGINE. E sono soldi netti: stessi pazienti, stesse ore, stesso personale (non alzarli a caso, guarda la lezione gratuita qui). 2. La stanza vuota Una stanza che resta ferma 3 ore al giorno ti costa uguale: affitto, utenze, ammortamento. 3 ore × 20 giorni = 60 ore al mese. Se ne riempi anche solo un terzo a 60 €: → +1.200 € al mese = +14.400 € l'anno. Con la stessa struttura che hai già. 3. Chi se n'è andato a metà Un paziente su tre molla prima di finire il percorso. Se il mese scorso hai avuto 60 nuovi pazienti, ne hai persi circa 20 per strada. Recuperarne anche solo 5, a 300 € di percorso residuo: → +1.500 € al mese = +18.000 € l'anno. Da pazienti che avevi già in casa. Tre conti, tre volte 12.000 €. Nessuno dei tre richiede un euro di pubblicità in più. Il punto non è se questi soldi ci sono — ci sono, in quasi tutti i centri che apro. Il punto è che nessuno li misura, quindi nessuno li prende. Cosa fare adesso Compila il Check-up del Centro: 10 domande, 4 minuti. Ti dice, numeri alla mano, quale dei tre buchi ti sta costando di più — e ti sblocca i miei 6 libri in versione online (su Amazon costano 133 €). Poi ti chiamiamo noi: 20 minuti, ti diciamo dove interverremmo per primo. 👉 [LINK CHECK-UP] Senza rovinare la reputazione, senza stravolgere come lavori, senza perdere i pazienti storici e senza dover mettere la tua faccia sui social.
Come NON sentire mai più “Va bene, ci penso su e le faccio sapere”:
Finite una prima visita, spiegate il piano terapeutico, comunicate il prezzo... E il paziente risponde: "Va bene, ci penso su e le faccio sapere". Voi annuite educatamente, gli date il tempo di riflettere. Ma dentro di voi sapete già come andrà a finire. Quella persona non vi richiamerà mai. O peggio: vi richiamerà tra qualche mese, quando il problema sarà peggiorato, chiedendovi se avete disponibilità immediata. Ma cosa significa davvero quando un paziente dice "ci penso su"? Nella maggior parte dei casi, significa una di queste tre cose: 1. Non ha capito completamente il valore di quello che gli state offrendo 2. Ha bisogno di confrontare il vostro prezzo con quello di altri 3. Non si sente ancora sicuro che voi siate la scelta giusta 4. E sapete qual è la cosa interessante? 👉 Nessuna di queste tre ragioni ha a che fare con il vostro prezzo effettivo. Hanno tutte a che fare con la PERCEZIONE. Il paziente non sta dicendo "costa troppo". Sta dicendo "non ho ancora capito se vale la pena spendere questa cifra". È una differenza enorme. Perché significa che il problema non è il vostro prezzo (che magari è già più che giusto per quello che offrite). Il problema è che non siete riusciti a far percepire il valore durante la prima visita. Ed è qui che la maggior parte dei fisioterapisti e osteopati commette l'errore più grande: Pensano che dare "tempo per pensarci" sia un atto di cortesia professionale. In realtà, è l'inizio della fine. Perché una volta che il paziente esce dal vostro studio senza aver accettato, la probabilità che torni crolla drasticamente. Si farà convincere da un parente che "conosce un altro fisioterapista più economico". Andrà su Google a cercare alternative. Troverà quel collega che fa prezzi più bassi e proverà prima con lui. E voi avrete perso non solo un paziente, ma anche l'opportunità di aiutare davvero qualcuno. La soluzione? - Non è convincere il paziente a tutti i costi. - Non è abbassare il prezzo per renderlo più "appetibile". - E non è nemmeno insistere quando dice che ci deve pensare.
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QUIZ al volo per fisioterapisti, osteopati e titolari di poliambulatorio:
Secondo voi, cosa determina davvero quanto un paziente è disposto a pagare per il vostro servizio? La risposta che mi danno quasi tutti è: "La qualità del trattamento". Ed è vero... ma solo in parte. Perché vedete, ci sono due tipi di valore: 1. Il valore reale (quello che effettivamente offrite) 2. E il valore percepito (quello che il paziente CREDE di ricevere) E qui sta il problema di molti studi: Offrono un valore reale altissimo, ma un valore percepito bassissimo. Cosa significa? - Che potreste essere i fisioterapisti più preparati della zona... - Potreste utilizzare le tecniche più avanzate... - Potreste avere anni di esperienza e risultati eccezionali... Ma se il paziente non PERCEPISCE tutto questo, per lui non esiste. È come avere un diamante in tasca, ma presentarlo come se fosse un sasso qualunque. Pensateci: quando un paziente arriva da voi per la prima volta, cosa sa davvero del vostro lavoro? Niente. Non può vedere la vostra preparazione, non può misurare la vostra competenza, non può valutare l'efficacia del vostro approccio. Può solo basarsi su quello che VOI gli comunicate. Ed è qui che la maggior parte dei terapisti sbaglia. Presentano il loro piano terapeutico come una semplice lista di sedute con un prezzo finale. - Nessuna spiegazione del PERCHÉ quel percorso è strutturato così. - Nessun confronto con approcci alternativi (e meno efficaci). - Nessuna educazione sui rischi di scegliere soluzioni più economiche ma superficiali. Risultato? Il paziente confronta il vostro prezzo con quello del collega... e sceglie il più economico. Non perché voi non valiate di più. Ma perché non ha capito la differenza. Ora, la buona notizia: Aumentare il valore percepito non significa inventarsi qualità che non avete. - Significa semplicemente comunicare MEGLIO quello che già fate. - Significa far capire al paziente perché il vostro approccio è diverso. - Significa educare invece di vendere. E quando lo fate nel modo giusto, succede una cosa interessante:
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Terapisti competenti: Ecco perché falliscono
"Attilio, conosco fisioterapisti preparatissimi, con studi moderni e anni di esperienza, che faticano a riempire l'agenda. E poi vedo colleghi mediocri che hanno sempre la lista d'attesa. Come è possibile?" Vedete... Purtroppo essere bravi clinicamente non basta più. Anzi, a volte essere troppo concentrati solo sulla parte clinica può diventare un limite. Ve lo spiego con quello che vedo ogni giorno negli studi dei nostri clienti. Il fisioterapista preparato spesso pensa che basti fare un ottimo lavoro per far crescere lo studio. Investe in formazione, compra le tecnologie più avanzate, si aggiorna continuamente. Ma poi, quando si tratta di comunicare il suo valore ai pazienti, va in difficoltà. Non sa come spiegare in modo efficace perché il suo piano terapeutico è diverso da quello del collega. In poche parole, non ha un sistema collaudato per trasformare una prima visita in un'accettazione naturale. Come risultato, il paziente esce dallo studio pensando "sì, è bravo, ma costa troppo…" Senza aver capito che il prezzo è più che giustificato dalla competenza e dalla qualità offerte. Infine si affida al fisioterapista che magari è meno preparato, ma sa come presentarsi. Questo non succede perché il fisioterapista preparato non è capace. Succede perché nessuno gli ha mai insegnato che la competenza clinica è solo una parte del successo. L'altra parte è saper comunicare quella competenza. Ed è qui che entra in gioco il Modello a 4 Pilastri. Non è "imparare a vendere" in modo commerciale. Si tratta invece di imparare a far percepire il valore di quello che già sapete fare. Ovvero, sviluppare la capacità di guidare il paziente verso l'accettazione senza mai compromettere la vostra immagine professionale. E trasformare la vostra competenza clinica in risultati economici concreti. Perché alla fine, se non riuscite a comunicare il vostro valore, è come se quel valore non esistesse. Non è giusto né per voi, né per i pazienti che potrebbero beneficiare del vostro lavoro.
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