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Si riparte, ma con una consapevolezza diversa
Ciao a tutti 👋 Sono Marco. Non sono proprio un novellino nel mondo online: sono anni che lavoro tra social e siti web, quindi diciamo che "certe basi" non mi mancavano. Per il self publishing invece, sono entrato nell’Accademia quasi 3 anni fa e ho seguito anche un percorso di affiancamento… Purtroppo però non sono arrivato dove speravo. Oggi mi trovo ancora un po’ “nel limbo”: non sono in perdita (non lo sono mai stato in realtà) ma sono sotto i 1K/mese. Se dovessi definirmi, probabilmente sto a metà tra il collezionista di corsi e il publisher che (prima) ha pubblicato un po’ alla cieca 😅 Le cose hanno iniziato a migliorare quando sono entrato in Fast Book Ads: almeno ho smesso di bruciare budget senza senso, che già è tanta roba. E ovviamente da quando sto seguendo tutto quello che Simone condivide gratuitamente… oro puro. Ho iniziato a fare libri sempre più indirizzati al target di riferimento e soprattutto a sistemare quelli che avevo. Il mindset credo sia quello giusto, ovvero, che non è più una questione di se funzionerà… ma solo di quando. Sono qui per fare le cose seriamente, imparare e crescere insieme a voi. Grazie per l’opportunità di far parte di questa community 🙏
3 likes • Jun 14
Mi ritrovo parecchio in quello che ha scritto @Luigi Fish , soprattutto nella parte del ripartire dopo un periodo di stop o confusione. A volte il problema non è nemmeno la voglia, ma il fatto che ti ritrovi con mille pezzi in mano e non sai più da dove ricominciare. Anche io ho fatto un percorso simile: tentativi, errori, informazioni prese qua e là, però senza Fast e senza passare dai soliti fuffaguru. E alla fine mi sono reso conto che il punto non era trovare l’ennesima scorciatoia, ma mettere ordine. @Paolo Formentini secondo me ha detto una cosa molto vera: sotto certe cifre non sei per forza “fermo”, sei spesso in una fase di accumulo. Stai capendo, correggendo, sistemando, costruendo il processo. Il problema è che da dentro sembra solo lentezza, mentre spesso è proprio lì che si prepara il salto. Mi è piaciuto anche quello che diceva @Laura Grabesu , perché certe testimonianze ti fanno sentire meno solo. In questo business è facile pensare di essere gli unici ad aver sbagliato, perso tempo o girato intorno agli stessi errori. Poi leggi gli altri e capisci che molti passano dagli stessi incastri. E qui per me entra il valore del materiale che ci sta donando @Simone Silvestri . Non lo vedo come “contenuto in più”, ma come qualcosa che ti aiuta a rimettere in fila le cose: cosa guardare, cosa correggere, cosa evitare, dove concentrarti davvero. Alla fine concordo con @Federica Pagano : anche i momenti frustranti, se li guardi bene, ti fanno crescere. Non perché sia bello sbagliare, ma perché a un certo punto inizi a distinguere la teoria dall’applicazione reale. Secondo me questa community serve proprio a questo: meno rumore, più confronto vero, e la sensazione che non devi ricominciare da zero ogni volta.
La vostra migliore socia in affari oggi è ChatGPT o Claude?
Apro una discussione su un tema che oggi, secondo me, è sempre più centrale nel self publishing: l’uso dell’AI nel self-publishing. Nel bene o nel male, l’AI è diventata uno dei principali partner di questo business: brainstorming, struttura, ricerca, riscrittura, editing, idee per titoli, descrizioni, marketing e così via. Per quanto mi riguarda, gli strumenti che reputo più affidabili sono ChatGPT e Claude, soprattutto alla luce degli ultimi aggiornamenti di Claude con i nuovi modelli e con Cowork, che hanno reso il confronto ancora più interessante. Sono curioso di capire voi cosa usate davvero nel concreto: – usate ChatGPT, Claude o entrambi? – dopo gli ultimi aggiornamenti avete notato miglioramenti reali? – per quali fasi del lavoro vi trovate meglio con uno rispetto all’altro? – che differenze avete riscontrato in termini di qualità, stile, profondità, precisione e utilità pratica? – c’è qualcosa che uno fa nettamente meglio dell’altro? Mi interessa un confronto basato su esperienza reale sul campo, non solo impressioni generiche. Secondo voi, oggi, qual è il miglior alleato AI per chi fa self publishing?
2 likes • Jun 14
@Manuel Albani , @Fabrizio Ligotino e @Chiara Panini avete centrato un punto fondamentale: il vero vantaggio non sta nello scegliere “il migliore”, ma nel capire come inserirlo dentro un flusso di lavoro sensato. Secondo me molti si bloccano proprio qui: provano uno strumento, ottengono un risultato medio e pensano che il limite sia lo strumento. In realtà spesso il limite è il metodo. Prima viene l’analisi, poi la struttura, poi la scrittura, poi la revisione. Se queste fasi sono confuse, anche il risultato finale sarà confuso. Se invece ogni fase ha uno scopo preciso, allora la qualità sale davvero. E mi piace molto anche il punto di Chiara: l’AI può aiutare tantissimo a macinare materiale e creare uno scheletro solido, ma la mano umana resta decisiva. Riscrivere, tagliare, correggere, scegliere cosa tenere e cosa no è ancora ciò che fa la differenza. Alla fine non vince chi usa più strumenti, ma chi sa guidare meglio il processo.💪
KDP o anche altro
Ma voi pubblicate solo su Amazon KDP o vi servite anche di altre piattaforme? È consigliabile diversificare o meglio non prenderlo in considerazione?
4 likes • Jun 14
secondo me qui è uscito un punto molto utile per chi è agli inizi. @Giulia Renzelli la domanda è sensata, perché diversificare sembra sempre una scelta “più intelligente”. Però, come hanno detto bene @Barbara Tom, @Matteo Signori , @Roberto Di Lena , @Barbara Barbara e @Luigi Fish , il rischio all’inizio è disperdere energie prima ancora di aver capito bene come funziona KDP. Amazon non è solo una piattaforma dove carichi un libro: ti dà traffico, stampa, logistica, gestione ordini, resi e un pubblico che è già abituato a comprare lì. Questo, soprattutto all’inizio, pesa tantissimo. Poi è vero anche quello che dice @Giovanni Battista Bazan : esistono altre strade, come store proprietari o piattaforme alternative. E come ha aggiunto @Sera Af , possono avere senso in certi casi, ma quando hai già più esperienza, budget, una strategia promozionale e la testa libera per gestire più canali. Secondo me la sintesi è questa: prima impari a far funzionare bene KDP, poi valuti se diversificare. Diversificare senza una base solida non è strategia, è solo complicarsi la vita.
Quando una nicchia è “piccola” ma vale comunque la pena entrarci?
Ciao a tutti, vorrei aprire una riflessione su un tema che secondo me non è così banale: la dimensione della nicchia. Spesso si tende a cercare argomenti con tanto volume, tanti segnali e domanda evidente, però mi chiedo: quando una nicchia più piccola può comunque essere interessante? Per esempio, se ci sono pochi competitor, prezzi alti, pubblico molto specifico e magari libri non ottimizzati bene, potrebbe avere senso anche senza numeri enormi? Secondo voi quali segnali fanno capire che una nicchia “piccola” è in realtà profittevole e non solo troppo limitata? Mi interessa soprattutto capire il ragionamento che fate prima di decidere se scartarla o approfondirla.
2 likes • May 14
@Federico Morganti secondo me una nicchia piccola può avere senso, ma solo se non è “piccola e morta”. Ha ragione @Roberto Mongodi : il primo filtro è il BSR. Se sono tutti alti e nessuno vende, probabilmente non c’è domanda. Se invece qualcuno vende, allora vale la pena scavare. Aggiungo anche il punto di @Fabio Car e @Francisco Gamarra: bisogna capire perché vendono. Vendono perché c’è mercato reale o perché l’autore ha una community fuori da Amazon? Vendono tutto l’anno o solo in un periodo? C’è gente che cerca davvero quell’argomento su forum, blog, social, Google? Per me i segnali buoni sono questi: pochi competitor, vendite costanti, prezzo medio interessante, libri migliorabili e pubblico con un problema molto specifico. Poi però serve una cosa: differenziarsi. Come dice @Diego Cristofaro, se entri copiando quello che c’è già, in una nicchia piccola hai ancora meno margine. Devi portare un angolo più chiaro, più utile o più mirato. In sintesi: non scarterei una nicchia solo perché è piccola. La scarterei se non vedo domanda reale o se non trovo un modo concreto per essere diverso dagli altri.
Font
Come vi regolate per la scelta del font? Usate esclusivamente quelli di Canva o a seconda del font che serve li prendete anche da altri siti tipo Creative Fabrica? Su Canva ce ne sono tanti ma a volte fatico a trovare quello che vorrei...soprattutto i calligraphy... Ad esempio quando Simone nel video dice che avrebbe fatto il carattere più grosso, oppure più alto come fate? Usate gli effetti di Canva? Contorno, ombra ecc? Grazie!
7 likes • May 14
@Laura Colombo Speroni secondo me fai bene a non limitarti solo a Canva, soprattutto quando cerchi font calligraphy o scritture più particolari. Canva è comodo, però a volte i font sono tanti ma non trovi proprio “quello giusto”, oppure trovi qualcosa di bello ma poco leggibile in copertina. Io partirei sempre da una regola semplice: prima leggibilità, poi stile. Soprattutto su Amazon, la cover spesso viene vista piccola. Quindi un font può essere bellissimo a schermo intero, ma se in miniatura non si legge subito, diventa un problema. Per il discorso “più grosso” o “più alto”, di solito non è solo questione di aumentare la dimensione. Puoi lavorare su: spaziatura tra le lettere; altezza e proporzioni del testo; contorno leggero se serve staccarlo dallo sfondo; ombra, ma solo se non sporca la lettura; contrasto tra font e immagine. Gli effetti di Canva vanno bene, però usati con mano leggera. Il contorno può aiutare tanto, ma se è troppo pesante fa subito effetto amatoriale. Stessa cosa per l’ombra: utile quando migliora la lettura, brutta quando si vede troppo. Buono anche il consiglio di @Roberta Gatti i su DaFont: ci sono tantissimi font, però controllerei sempre la licenza prima di usarli per una cover commerciale. Alcuni sono gratuiti solo per uso personale, altri permettono anche l’uso commerciale. @Ilenia C. secondo me ha detto una cosa giusta: spesso bisogna proprio fare prove. Mettere il titolo, rimpicciolire la cover come se fosse su Amazon e chiedersi: “si capisce in mezzo secondo?”. Se la risposta è sì, il font sta facendo il suo lavoro. Se invece è bello ma devo sforzarmi per leggerlo, meglio cambiarlo.
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Hugo Martini
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@hugo-martini-9292
Un semplice guerriero della luce

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Joined Mar 31, 2026
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