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Io non ho paura dell'intelligenza artificiale
Negli ultimi tempi si è diffuso un po' dovunque l'allarmismo in relazione ai "pericoli" dell'intelligenza artificiale. Secondo alcuni l'umanità è condannata, saremo tutti dei fagioli giganti in stile Matrix (1999) e contemporaneamente saremo schiavi in stile Metropolis (1927). In realtà avverrà semplicemente ciò che è sempre avvenuto di fronte ad avanzamenti tecnologici epocali: qualcuno rimarrà indietro, per pigrizia mentale o per incapacità intellettuale, e qualcuno proseguirà il cammino, semplicemente facendo meno fatica ad assolvere certi compiti e facendone di più ad assolverne altri. Ci sarà, cioè, un semplice cambio di paradigma che però non comporterà pianto e stridor di denti come nella biblica Geenna, né l'età dell'oro della mitologia greca e induista. Sono sicuro di quanto scrivo semplicemente perché, innanzitutto, non è assolutamente vero che si possa usare l'intelligenza artificiale per "non pensare". Certo, i buontemponi che usano l'AI per creare filmati di gattini che ballano la conga o del Papa che suona la chitarra elettrica (rigorosamente con overdrive), a rigor di termini non "pensano", ovvero si imbattono in un'idea e sprecano token per realizzarla. Ma per quanto riguarda gli utilizzi seri, per adoperare l'intelligenza artificiale bisogna pensare, eccome! Innanzitutto si deve inquadrare il proprio obiettivo in modo MOLTO preciso, perché l'AI è autistica, e prende quasi tutto alla lettera. Sì, c'è un certo spazio per l'ironia, ma il senso dell'humor dell'AI è all'incirca quello di un militare tedesco. Per cui, si diceva, l'obiettivo deve essere individuato con precisione e si deve chiarire all'AI in quale contesto si trova, quale procedura seguire e, entro certi limiti, quali criteri adoperare per stabilire se una procedura sia utilizzabile o no. Senza contare che attualmente le AI sono permalosissime per quanto riguarda una miriade di argomenti "divisivi", come sesso, religione, politica e, per l'AI cinese, anche questioni interne cinesi (Taiwan? Che cos'è?).
1 like • Dec '25
Tutte le volte che c'è stata l'introduzione di una novità tecnologica più o meno importante, c'è sempre stato questo atteggiamento del "ai mie tempi era meglio". Io ho sempre lavorato per migliorare, studiare ed essere quanto meno un musicista degno della parola. Dopodichè la tecnologia l'ho sempre accolta a braccia aperte e ogni volta mi ha aiutato e facilitato molti compiti. L'IA sicuramente rappresenta un cambio epocale ma, come ho sempre fatto fino ad ora mi ci sono subito buttato dentro per capire quanto potesse darmi, quanto potesse aiutarmi ad amplificare il "pensiero" musicale. E' ormai da un pò che la uso in studio e trovo che sia uno strumento incredibile pur essendo ancora agli albori. Detto questo, io continuerò vita natural durante, il mio percorso formativo, cercando di migliorare sempre fino all'ultimo giorno. Questo, al di la dell'IA, è qualcosa che nessun tipo di intelligenza artificiale potrà mai togliermi, per quanto mi rigurda quindi tutto quello che mi aiuta ad amplificare un emozione attraverso il processo di composizione o arrangiamento, sarà sempre ben accetto.
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Gianluca Polizzi
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@gianluca-polizzi-5312
Musicista

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Joined Nov 21, 2025