La vita dell’essere umano si svolge all’interno di esperienze che richiedono impegno, sforzo e fatica da parte di ciascuno di noi.
Quando decidiamo di intraprendere un’attività, di dedicarci a un progetto o di investire energie in qualcosa che per noi è importante, lo facciamo quasi sempre con la speranza di raggiungere un risultato.
Questa tensione verso il risultato, che si manifesta attraverso il raggiungimento di traguardi intermedi, è ciò che spesso ci dà la forza di andare avanti anche quando siamo stanchi. Quando raggiungiamo un piccolo obiettivo, quando qualcuno ci dice "bravo", quando notiamo miglioramenti o cambiamenti nella nostra vita o nei nostri progetti, troviamo quella spinta necessaria per proseguire il cammino.
Ora però vi chiedo di fare una riflessione con me.
Immaginate di vivere per vent’anni sotto uno sforzo continuo, senza mai ottenere nemmeno una minima compensazione capace di bilanciare, almeno in parte, gli sforzi compiuti.
Ecco perché spesso mi rendo conto che le persone intorno a me non hanno nemmeno lontanamente idea del panorama psicologico che abito.
Perché, se è vero che ognuno di noi compie sacrifici per i propri figli, è altrettanto vero che la maggior parte di voi, in cambio di quegli sforzi, almeno una volta si è sentita chiamare "mamma" con amore. Almeno una volta si è sentita dire: "Ti voglio bene."
Per me questo non è mai esistito.
Così come non è mai esistita una semplice passeggiata con i miei figli fuori casa, godendomi un raggio di sole in serenità.
Non ho mai potuto trascorrere una giornata al parco osservandoli giocare insieme.
Non ho mai potuto vivere molte delle esperienze che per altri rappresentano la normalità e che quasi tutti danno per scontate.
Cosa intendo dire?
Che spesso non vi rendete conto di cosa significhi continuare ad andare avanti negli sforzi quotidiani senza ricevere nulla di tutto questo. Anzi, ricevendo ogni giorno l'opposto: subendo aggressioni fisiche, urla costanti crisi, tensioni e difficoltà da parte di quella stessa persona per la quale, con tutte le proprie forze, si continua a lottare e a dare il meglio di sé.
Vi chiederei allora di fermarvi un momento.
Perché una delle cose che ci fa crescere di più è concedere tempo a certe riflessioni.
Provate davvero a immaginare cosa significherebbe vivere un’esperienza nella quale non solo non avete mai ricevuto, come compensazione ai vostri sforzi, una sola parola come "mamma" o "ti voglio bene", ma avete ricevuto quotidianamente l’esatto contrario.
Quanti di voi sarebbero riusciti a resistere?
Per quanto tempo?
E soprattutto: quali conseguenze psicologiche pensate che una situazione del genere possa avere su una persona?
Ve lo dico perché spesso non vi rendete conto — e questo vale anche per chi si prende cura di genitori malati o di persone care che soffrono — di quanto siate fortunati quando, nonostante le difficoltà, ricevete comunque un sorriso, una carezza, uno sguardo di riconoscenza o una parola che possa compensare, almeno in parte, gli sforzi che state facendo.
Molti di voi si lamentano spesso di ciò che manca, senza accorgersi di ciò che invece ricevono ogni giorno.
Eppure esistono persone che continuano ad andare avanti senza alcuna compensazione, nemmeno minima.
Persone che, nonostante tutto, trovano comunque la forza di sostenere gli altri e di incoraggiarli a non arrendersi.
Prima di dire a qualcuno: "Ti capisco", e archiviare la riflessione, regalategli dieci minuti di silenzio vero. Spegnete il telefono. Mettete da parte le vostre convinzioni e provate davvero a indossare quei panni.
Forse, solo allora, ci avvicineremo un po' di più alla comprensione.
Un abbraccio.
A.